Dov’è finito Halloween? E perché le promozioni natalizie arrivano sempre prima?

Michela Morelli

Luglio. Un’ondata di calore dietro l’altra, asfalto arroventato, e lui lì, a fissarci beffardo. Il primo panettone di quest’anno, la prima sfornata. A luglio. Ma si sa, le aziende hanno i loro tempi, non pretendiamo che sfornino tutti i panettoni la notte della vigilia, e quindi facciamo finta di niente. Peccato che poi ad agosto, stessa canicola, siano spuntati fuori i primi calendari dell’avvento. E se ci siamo ormai abituati a camminare tra le corsie dei supermercati in mezzo ai dolcetti di Halloween prima ancora che cada una sola foglia dagli alberi, e a sentir parlare di black friday ancor prima dell’inizio delle scuole, l’assurda anticipazione del Natale sta diventando allarmante. Ma non per noi, che guardiamo i dati e cerchiamo le motivazioni dietro le cose e i comportamenti di acquisto.

Il fenomeno che abbiamo appena descritto ha un nome: gli analisti di mercato lo chiamano Holiday creep, e si tratta della progressiva anticipazione delle campagne promozionali di fine anno. Il calendario commerciale non segue più le cadenze stagionali tradizionali (che erano già state messe in crisi dal riscaldamento globale, come ci ricorda quel cartoccio di caldarroste mangiato in piazze assolate con 30 gradi, ma questa è un’altra storia…). Halloween è diventato una parentesi di passaggio brevissima, fagocitata da una stagione dello shopping che parte a inizio autunno e si prolunga per oltre due mesi.

Non è ovviamente una scelta casuale: l’holiday creep è la risposta strategica a precise trasformazioni economiche, comportamenti d'acquisto e necessità logistiche delle imprese. Analizziamo il fenomeno da due prospettive: la psicologia del consumatore e le logiche aziendali.

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La prospettiva del consumatore: pianificazione del budget e stanchezza promozionale

Il consumatore, per quanto a volte se ne lamenti, non subisce passivamente l'anticipo delle promozioni. In molti casi ne è addirittura promotore (ma non sempre lo sa). L'andamento dell'inflazione e la diminuzione del potere d'acquisto hanno modificato la gestione del bilancio familiare, spingendo le persone a distribuire le spese grosse nel tempo. Ingolositi dall’idea di spalmare la spesa su più stipendi e di ricercare le offerte migliori in bassa stagione, molti consumatori iniziano la ricerca dei regali di Natale e degli acquisti importanti già tra ottobre e l'inizio di novembre.

A questo fattore si affianca la logica della dipendenza da sconto. Un report di Salesforce rivela che oltre il 30% degli ordini natalizi globali viene completato prima della settimana del Black Friday. La paura che i prodotti desiderati vadano esauriti ci mette il carico, agendo da acceleratore.

Di contro, l'allungamento della stagione promozionale genera un effetto collaterale opposto: la cosiddetta promotional fatigue, o stanchezza da promozione costante. Quando le offerte si susseguono ininterrottamente per mesi, la percezione dell'affare sfuma. Inoltre i consumatori, sempre più attenti e informati, diventano diffidenti verso la reale entità degli sconti dichiarati.

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La prospettiva aziendale: margine, logistica e costi di acquisizione

Dalla parte dell'offerta, l'anticipo risponde a esigenze finanziarie e operative specifiche:

  1. la battaglia per la quota di portafoglio: chi prima arriva meglio alloggia, anche nei budget delle famiglie. Perciò i retailer che avviano le campagne promozionali a ottobre si accaparrano la quota principale di questo budget, prima che la concorrenza entri nel vivo delle promozioni;
  2. efficienza della supply chain: concentrare le spedizioni in una finestra ristretta (dal Black Friday a metà dicembre) causa sovraccarichi di lavoro nei magazzini, rischi di congestione e un incremento dei costi dell'ultimo miglio. Allungare il periodo di acquisto su 6-8 settimane permette di stabilizzare l'operatività e rendere più fluidi i processi dietro la logistica;
  3. pressione sui costi pubblicitari: chi mastica di marketing sa benissimo che durante la seconda metà di novembre la saturazione degli spazi pubblicitari sulle grandi piattaforme digitali fa impennare i costi delle campagne. Avviarle prima, già ad ottobre (o anche prima) consente di raccogliere contatti e posizionare il brand a costi molto più bassi, che su un bilancio aziendale possono fare la differenza.

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Il valore delle ricerche di mercato nell'era della promozione continua

Se le finestre temporali si allungano, l'efficacia dei periodi promozionali diminuisce e i consumatori sono un po’ ricettivi un po’ no, chi decide come muovere le leve del marketing? Basarsi sull'intuito aziendale, in questa giungla, comporta rischi finanziari concreti. Lanciare sconti indiscriminati ad ottobre, pur sembrando una buona idea, rischia di svalutare il marchio e tagliare i margini senza generare un reale incremento dei volumi.

È in questo spazio che si inserisce il lavoro degli istituti di ricerche di mercato. Come?

  • analizzando la sensibilità dei consumatori al prezzo. Le ricerche di mercato misurano la reale disponibilità a spendere dei clienti ad ottobre rispetto a dicembre, individuando la soglia di sconto che massimizza il margine senza però compromettere il valore percepito del prodotto;
  • mappando la customer journey: il tracciamento continuo dei comportamenti d'acquisto permette di identificare il momento esatto in cui il target passa dalla fase di esplorazione all'acquisto effettivo;
  • testando i concept promozionali: prima di investire risorse su scala nazionale, le aziende possono testare su piccoli campioni rappresentativi dei consumatori l'impatto di diverse leve commerciali (ad esempio mettendo a confronto l’impatto dello sconto percentuale con quello del servizio a valore aggiunto come spedizione o estensione di garanzia).

In conclusione, non ci libereremo presto dell’holiday creep, forse mai, forse peggiorerà e farà scomparire del tutto Halloween, chi lo sa. In ogni caso il commercio è costretto a riorganizzarsi strutturalmente, e se per i consumatori questo scenario richiede maggiore attenzione nel cercare di distinguere le reali occasioni d'acquisto, per le aziende la sfida è quella di gestire la complessità dei dati per proteggere la redditività.


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