Think out of the box: come sarà il lavoratore di domani


Sono migliaia i lavoratori, soprattutto imprenditori e professionisti autonomi, che hanno visto la loro attività cambiare dall’oggi al domani. Formatori che hanno dovuto annullare tutti gli eventi programmati per i prossimi mesi, insegnanti che hanno visto le loro aule svuotarsi e si sono trovati soli davanti ad uno schermo, consulenti colti dal panico delle pagine bianche di un’agenda sempre zeppa di appuntamenti.

Accanto a chi non sa come affrontare questa situazione senza precedenti, però, ci sono i lavoratori che già guardano oltre la crisi e prendono le misure per reinventarsi in un mondo del lavoro che si prevede profondamente scosso dagli ultimi eventi. Con esiti non necessariamente disastrosi come i soliti profeti di sventura vogliono far apparire.

Resta perciò da chiedersi, in vista dell’arrivo di quest’onda di cambiamento che deve trovarci pronti a surfare e non a farci travolgere, come dev’essere il lavoratore del futuro? Che caratteristiche avrà il professionista-tipo che sopravvivrà ai mutamenti del mondo del lavoro?

Smart

Le definizioni e i consigli per affrontare lo smart working ci stanno sommergendo in questi giorni. Ne abbiamo parlato anche noi in un articolo precedente, individuandone potenzialità e rischi e dispensando consigli per affrontarlo nel migliore dei modi.

Il lavoratore del futuro, però, non potrà limitarsi a gestire il proprio lavoro in maniera agile mentre aspetta che si risolva un’emergenza. Moltissimi dei professionisti che oggi stanno lavorando da remoto non lo stanno per questo facendo in maniera smart. E torneranno alla propria routine una volta rimesso piede in ufficio, senza perciò aver cambiato il proprio approccio.

Il professionista smart deve acquisire un modo intelligente e agile di pensare prima ancora che di lavorare. Gestire la propria attività e svolgere le proprie mansioni senza recarsi necessariamente in ufficio richiederà l’acquisizione di competenze come:

  1. gestione del tempo e organizzazione del carico di lavoro per priorità: rispondere alle mail e spuntare le voci della propria to do list può dare un senso di produttività e quasi di onnipotenza, ma non tutti sono capaci di individuare le attività realmente prioritarie e spendere equamente le proprie energie per la loro gestione;
  2. responsabilità: nei confronti della propria carriera e anche dell’azienda (o le aziende, gli enti o i privati) per cui si lavora. Essere lontani dagli occhi del direttore e dalle sue pressioni non vuol dire essere in ferie, potersi concedere quella mezz’ora in più sul divano o portarsi avanti con quella serie Netflix mentre si finge di concentrarsi davanti al computer acceso. Il lavoratore smart capisce che le sue attività, gestite in maniera consapevole e responsabile, possono avere un impatto significativo sulle performance personali e aziendali.

Veloce

I clienti che vogliono le consegne per ieri, le comunicazioni in tempo reale che si fanno veloci e inconsistenti: non c’è più tempo per il perfezionismo e per le lungaggini. Il professionista che sopravviverà alla tempesta coronavirus sa che “fatto è meglio che perfetto”, che le idee e i progetti possono essere perfezionati in seguito, ma che mentre noi pensiamo a quale congiunzione è meglio usare in quel report, un’azienda concorrente ha già sfornato un brevetto migliore e ci ha rubato i clienti.

Lungi dall’essere frettoloso o superficiale, il lavoratore del futuro sarà concentrato ed efficiente, una specie di samurai con la capacità di scartare le attività lunghe ed inutili per concentrarsi su quelle che davvero lo fanno progredire nel suo business.

Affidabile

In un Paese, come il nostro, dove non vantiamo una lunga tradizione di smart working e dove molti dipendenti si sentono persi una volta schiodati dalla propria rassicurante scrivania, la rivoluzione dovrà essere più profonda che in altri.

Le aziende del futuro, sempre più scollegate dal concetto di ufficio e di retribuzione per ore di lavoro, dovranno sapere di poter contare su collaboratori di qualità e dei quali ci si possa fidare sotto tutti i punti di vista. Il professionista smart, che non si troverà spaesato nel rinnovato panorama aziendale, sarà affidabile sia dal punto di vista della produttività e della conseguente fatturazione, sia dal punto di vista della privacy. I dirigenti del futuro capiranno in maniera veloce ed infallibile quali sono i soggetti a cui affidare senza problemi i documenti aziendali, i dati sensibili e le informazioni interne che al giorno d’oggi difficilmente varcano la soglia degli uffici.

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Flessibile

La flessibilità del lavoratore di domani si vedrà non solo dalla sua capacità di adattarsi alle tempistiche e alle attività del suo team, ma anche dall’agilità con cui saprà maneggiare i dispositivi e i software sempre aggiornati. Non sarà più una scusa accettabile quella della mancanza di connessioni veloci, di computer lenti, di incapacità di avviare quel software tra le pareti di casa.

L’ormai completa globalizzazione imporrà inoltre di sapersi approcciare a mercati esteri con necessità, approcci e sviluppi differenti dal nostro. Un buon professionista pronto ad affrontare le nuove onde non potrà quindi trascurare la formazione continua, lo studio delle lingue e le dinamiche proprie dei Paesi con cui si troverà ad avere frequenti contatti.

Niente paura

Lasciarsi paralizzare dalla paura che la gran mole di cambiamenti in arrivo inevitabilmente ci suscita, è l’atteggiamento più efficace per rimanere tagliati fuori da un mondo in cui volente o nolente ci troveremo ad operare.

L’informazione e ancor più la formazione, la consapevolezza e il sangue freddo possono aiutare sia a superare questo momento difficile, sia a prepararsi a quello impegnativo ma per questo interessante e curioso che ci si prospetta.

Non dobbiamo spaventarci: non torneremo in ufficio per trovarci all’improvviso con un mondo cambiato e scardinato dalle sue fondamenta. L’emergenza coronavirus ha fatto emergere le complessità, puntato i riflettori su ciò che non stava funzionando, messo in discussione le professionalità e i modi di pensare l’azienda e le sue attività. Ma il cambiamento era già in atto, solo più lento e silenzioso. Non è perciò azzardato né irrealistico dire che dal punto di vista lavorativo questo evento non è solo negativo, ma può insegnarci molto. Purché sappiamo cogliere i segnali.

Pubblicato in Lifestyle il 20 marzo 2020 alle 11:00

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