Comunità energetiche: costi e opportunità

Michela Morelli

La crisi climatica è sotto gli occhi di tutti. Ignorare gli effetti del cambiamento climatico non è più pensabile: vivere in modo sostenibile diventa sempre più una necessità e meno una scelta.

Nel frattempo il costo delle materie prime e delle fonti energetiche cresce vertiginosamente, come abbiamo potuto notare negli ultimi mesi con il rialzo del costo di gas ed elettricità. E se davvero la soluzione fosse un cambiamento di vita ed abitudini radicale? Le comunità energetiche pensano che sia proprio così. Vediamo di cosa si tratta, se è un modo di vivere davvero sostenibile e se è davvero alla portata di tutti.

Cos'è una comunità energetica

Lo spiega in maniera esaustiva ENEA, l'Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, che per fare chiarezza sull'argomento ha reso disponibile una vera e propria guida, consultabile online a questo indirizzo, realizzata nell’ambito del Progetto Europeo GECO cofinanziato da EIT Climate‐KIC.

La comunità energetica viene definita come "una coalizione di utenti che, tramite la volontaria adesione ad un contratto, collaborano con l’obiettivo di produrre, consumare e gestire l’energia attraverso uno più impianti energetici locali. Questo è un concetto ampio che identifica una varietà di esperienze comprendenti comunità di interessi e comunità di luogo che condividono lo sviluppo di un progetto per la produzione di energia rinnovabile e i benefici economici e sociali che ne derivano. Con le dovute distinzioni e differenze tra loro, le comunità energetiche sono tutte accomunate da uno stesso obiettivo: fornire energia rinnovabile a prezzi accessibili ai propri membri, piuttosto che dare la priorità al profitto economico come una società energetica tradizionale."

Per dirla in parole molto semplici, potremmo dire che la comunità energetica è una sorta di condominio in cui gli inquilini, attenti all'ambiente ed anche al proprio risparmio, producono e consumano autonomamente l'energia di cui hanno bisogno per la vita quotidiana.

In molti casi, però, non ci si limita a produrre e consumare tutta l'energia messa a disposizione. La produzione può anche eccedere le necessità degli abitanti della comunità: in questo caso si può decidere di vendere l'energia residua ad altri utenti o fornirla ad uso gratuito.

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Le domande più frequenti

Ci sarebbe veramente moltissimo da dire sulle comunità energetiche: chi fosse interessato all'argomento troverebbe in Rete un'infinità di approfondimenti sia di carattere tecnico che legale.

Per ora ci limiteremo però a cercare di capire se la creazione o l'adesione ad una comunità energetica siano economicamente alla portata di tutti, e se ne valga la pena. Ecco alcune delle domande più frequenti sul tema:

Chi può entrare in una comunità energetica?

Secondo la regolamentazione vigente, la partecipazione alle comunità energetiche deve essere aperta a tutti, anche a chi non possiede un impianto e può solo consumare l'energia prodotta. L'unico requisito è che i punti di immissione e prelievo siano ubicati su reti elettriche sottese alla stessa cabina di trasformazione Media/Bassa Tensione.

Quali sono i vantaggi dell'entrare in una comunità energetica?

Le comunità energetiche garantiscono al Paese maggiore autosufficienza energetica. Il risparmio in bolletta è garantito: grazie all'autoproduzione e condivisione interna di energia i membri della comunità possono godere di notevoli vantaggi in termini di abbattimento dei costi in bolletta. (Fonte: e-on Energia)

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Quante comunità energetiche ci sono in Italia?

Nel momento in cui scriviamo le comunità energetiche in Italia sono dodici e si trovano principalmente nel Nord Italia, in Veneto, Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna. Come però sottolinea Otovo, il Blog Fotovoltaico in Italia, nel nostro Paese ci sono già più di 3.500 Comuni che fanno solo uso di energia rinnovabile e nei quali quindi la produzione elettrica da rinnovabili supera i fabbisogni delle famiglie residenti.

Come si sostengono i costi di avvio?

È altamente improbabile che i membri di una neocostituita comunità energetica dispongano dei fondi per finanziarsi direttamente. Le soluzioni scelte più di frequente sono il convenzionamento con il Comune o altri enti territoriali, il ricorso a finanziamenti statali agevolati o il convenzionamento con soggetti privati.

Cosa pensi di questo tipo di comunità? Ti interesserebbe saperne di più o entrare a far parte di una di esse?

Abbiamo raccolto per te alcuni siti che trattano in maniera approfondita il tema della comunità energetica e nei quali puoi trovare le informazioni fondamentali dal punto di vista tecnico e legale:


Sigma Consulting

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