Cibi del futuro: i più strani. Li assaggeresti?

Michela Morelli

I nostri nonni non mangiavano avocado e molto probabilmente non lo faranno nemmeno i nostri nipoti. L’alimentazione, al pari di qualsiasi altro aspetto della nostra esistenza, è una materia in continua evoluzione e dove la ricerca non è mai sufficientemente avanzata.

La nostra generazione, più di altre, deve preoccuparsi non solo della qualità degli alimenti e delle loro proprietà nutrizionali, ma anche della loro sostenibilità. I cambiamenti climatici di cui siamo testimoni sono un campanello d’allarme che ci spinge a guardare alle risorse con più attenzione e, in molti casi, fantasia. E ce ne vorrà molta, di fantasia, per creare ricette appetitose con quelli che possono a ragione definirsi i cibi del futuro. Cibi decisamente strani, quasi impensabili per il nostro attuale regime alimentare, ma che promettono di essere nutrienti e sostenibili. Una speranza per tutte le fasce di popolazione che vedono minacciata la propria sopravvivenza dalla scarsità crescente di risorse.

Abbiamo raccolto alcuni dei cibi più strani che potrebbero comparire sulle nostre tavole in futuro (e che in alcuni casi già lo fanno). Quale assaggereste?

Insetti

Se ne parla da tempo, due anni fa sono stati protagonisti di una regolamentazione europea che non ne ha però autorizzato la vendita per il consumo umano, eppure gli esperti sono compatti nel promuovere gli insetti come miglior cibo per il futuro. Perché? Forbes spiega: “secondo la Fao, dal punto di vista ambientale, gli insetti presentano un’alta efficienza di conversione nutrizionale. In media possono convertire 2 chili di cibo in 1 chilo di massa, laddove un bovino necessita di 8 chili di cibo per produrre l’aumento di 1 chilo di peso corporeo. In forma essiccata contengono spesso una quantità doppia di proteine rispetto alla carne o al pesce crudo anche se, generalmente, non superano la quantità di proteine presenti nella carne e nel pesce essiccato o cotto alla griglia. Alcuni insetti, specialmente allo stato larvale, sono ricchi anche di lipidi e contengono importanti vitamine e sali minerali.”

Un vero e proprio superfood, con un impatto ambientale minimo. Il problema? Culturale al cento percento. L’aspetto non è dei migliori, la parola stessa fa storcere il naso. Per aggirare questo ostacolo culturale si pensa infatti di ricorrere primariamente a farine e lavorati a base di insetti, per un’introduzione graduale e meno “traumatica” di questi animali nella nostra alimentazione.

Carne da laboratorio…

Perché mai si dovrebbe creare della carne artificiale in laboratorio? Anna Lisa Bonfranceschi spiega: “coltivare e assemblare carne il laboratorio – grazie a colture cellulari – sembra una scelta ragionevole, cruelty free e più rispettosa dell’ambiente: non richiede allevamenti intensivi né macelli, non prevede utilizzo di suolo per la sua produzione, è a ridotto impatto ambientale, e porterebbe a una riduzione degli antibiotici e degli ormoni usati negli allevamenti, delle spese energetiche e delle emissioni.”

I primi esperimenti risalgono ormai a più di qualche anno fa, mentre alla fine dello scorso anno si è passati dalla creazione di hamburger a quella di vere e proprie bistecche artificiali. I ricercatori hanno utilizzato cellule muscolari di animali come coniglio e mucca e le hanno fatte sviluppare su gelatina commestibile che imita la consistenza della carne vera. Restano aperte questioni come etica, quantità e qualità dei prodotti ottenuti. E costi. Ma importanti passi avanti sono già stati compiuti nella giusta direzione.

… o stampata in 3D

Più che al problema della scarsità di risorse, la ricerca sul cibo stampato e cucinato in 3D si rivolge alla personalizzazione e alla soddisfazione di specifiche esigenze nutrizionali. Grazie alle stampanti 3D, infatti, si potranno creare nuove combinazioni di micro e macronutrienti che andranno a costituire un pasto perfettamente bilanciato sia dal punto di vista nutrizionale che da quello del gusto personale.

Lo stesso processo di cottura diventa più controllabile e sicuro grazie all’altissima risoluzione dei laser, che permettono di direzionare il calore in maniera specifica su ogni singolo strato di cibo.

Alghe

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Le alghe sono il cibo che forse incontrerà meno resistenze da parte della nostra generazione. Merito del sushi, che ce le ha fatte apprezzare in piatti dal sapore esotico, ma anche della tradizione, che le ha sdoganate in ricette come quella campana delle frittelle di pasta cresciuta con alghe di mare.

Perché sceglierle? Le alghe sono una preziosa fonte di proteine, inoltre contengono sali minerali, vitamine, acidi grassi omega-3 e fibre. Un altissimo potenziale nutrizionale per un cibo che troviamo in abbondanza in mari ed oceani ma che non sfruttiamo sufficientemente. Willelm Sodderland, fondatore di Seamore, azienda olandese impegnata nella commercializzazione e valorizzazione delle alghe, ritiene un grandissimo spreco il fatto che prendiamo dal mare il 2,5% del cibo per il consumo umano, pur avendo a disposizione sconfinati oceani, che ricoprono addirittura il 71% del nostro pianeta.

Cactus

Il riscaldamento climatico ormai inarrestabile lascia pensare che tra i cibi del futuro debbano esserci sicuramente quelli più resistenti a siccità e temperature estreme. Un esempio su tutti? Il fico d’India. Che cresce anche con precipitazioni assai sporadiche ed ha straordinarie capacità di incamerare acqua, con una resa dell’80% superiore, ad esempio, alla più comune barbabietola.

Durante la grave siccità che ha colpito il Sud del Madagascar nel 2015, è stato proprio il cactus a rappresentare “una fonte essenziale di cibo, foraggio e acqua per le popolazioni locali e gli animali”. La Fao ha pubblicato un vademecum di informazioni, accompagnato da una serie di consigli per “sfruttare al meglio le qualità culinarie della pianta” che peraltro viene già ‘servita in tavola’ in Sicilia, oltre che in Messico.

Meduse

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Chiudiamo questo curioso elenco con un futuro alimento che fa pensare più a brutte esperienze in spiaggia che ad una tavola imbandita: le temibili meduse. Perché sono state prese di mira anche loro? Perché ricche di proteine e povere di grassi. La strada per trovarle in tavola è ancora lunga, ma è già stata provata la commestibilità di specie abbondantemente presenti anche sulle nostre coste, e continuano gli studi per accertarsi della sicurezza alimentare di altre specie.

Quale di questi cibi assaggeresti? Tutti, nessuno o solo alcuni? Diccelo nei commenti.


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