Che fare?


Una situazione senza precedenti. Non c’è definizione che meglio calzi a questo periodo di incertezza in cui i cittadini si vedono vietare, in altri casi sconsigliare, attività che fanno parte della quotidianità di tutti dal dopoguerra in poi. Uscire, riunirsi, abbracciarsi, accalcarsi nel vagone di una metropolitana: in questi giorni in cui il chiasso delle notizie sempre aggiornate e il surreale silenzio delle strade si accavallano senza soluzione di continuità, molti si ritrovano chiusi nel proprio soggiorno a chiedersi “E ora?”

Capire

Creare allarmismi ingiustificati o al contrario ignorare le linee guida del governo sono due comportamenti controproducenti, ma che purtroppo si stanno verificando in ogni parte d’Italia. Sembra che i consigli diffusi dal Ministero della Salute e da tutti i media siano in molti casi ignorati, in nome di una libertà personale che rischia di rivelarsi un danno per la collettività. Un ottimismo ingiustificato almeno quanto il panico, che porta molti cittadini, giovani soprattutto, ad ignorare i divieti di riunione e a creare assembramenti davanti a pub e locali, sulle spiagge sotto l’invitante sole di questo inizio di primavera e nelle piazze fin troppo tranquille. All’altro estremo abbiamo gente che assalta i supermercati, che ingrassa il mercato di mascherine e gel disinfettanti ormai corrotto dalla speculazione, che diffonde sui social messaggi allarmanti e inesatti su un’epidemia che si può e si deve sconfiggere.

Informarsi: non c’è metodo migliore per collocarsi nel mezzo di questi atteggiamenti irrazionali e diventare risorsa e non pericolo per la cittadinanza. Sono pochi, e semplicissimi, i comportamenti da adottare in questa situazione nuova e a tratti surreale:

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Rallentare

Moltissimi media hanno interpellato, in questi giorni, psicologi e pediatri per capire come affrontare razionalmente questa emergenza che ha inevitabilmente scosso le persone a livello profondo. Il Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi si è espresso in materia, diffondendo un breve vademecum che, senza sostituirsi ad un aiuto professionale, può aiutare i comuni cittadini ad affrontare l’emergenza con maggiore consapevolezza e serenità. Il vademecum, consultabile a questo indirizzo, contiene consigli che si rivelano preziosi soprattutto per gli italiani che nello scorso weekend si sono visti inclusi nelle zone a maggiore rischio:

  1. Attenersi ai fatti, cioè al pericolo oggettivo: conoscere i reali numeri dell’epidemia può essere utile per evitare un panico ingiustificato nei soggetti non considerati a rischio. Le persone che presentano patologie importanti o sono in età avanzata possono invece utilizzare le informazioni disponibili per tutelarsi;
  2. Evitare, all’opposto, la ricerca compulsiva di informazioni. Una volta conosciute le regole da seguire per ridurre il rischio di contagio e i numeri dell’epidemia, è controproducente trascorrere le giornate alla ricerca di news dell’ultimo secondo. La continua e inutile esposizione all’argomento genera ansia e non conoscenza.
  3. Usare e diffondere fonti informative affidabili: diffidare dalle fake news e dai fantomatici audio su Whatsapp che stanno circolando da ormai troppi giorni. Il sito del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità sono fonti aggiornate e accreditate.

Al coro rassicurante di voci autorevoli che si sono espresse in materia si unisce quella di Silvia Pasqualini, psicoterapeuta che ha creato sui social una community interessata al tema della psicologia applicata alla vita quotidiana. La dottoressa, attraverso il profilo Instagram Il Corpo e la Mente, ha diffuso consigli in linea con quelli proposti dal CNOP: cerchiamo di restare con i piedi per terra e respirare piano. Anziché pensare vorticosamente alle conseguenze del coronavirus continuiamo ad occuparci delle cose che dobbiamo fare ora dopo ora;

  • concentriamoci su un periodico esame di realtà per bloccare le fantasie peggiori e cercare di capire se qui e ora siamo in reale pericolo;
  • usiamo il tempo a disposizione (soprattutto per le persone che hanno visto le loro attività lavorative bloccate dalle ultime disposizioni) per prenderci cura di noi stessi e dedicarci ad attività creative e costruttive;
  • studiamo e formiamoci: usiamo i periodi di stop lavorativo forzato per migliorarci e rafforzare i campi in cui siamo meno performanti. Sarà un valore aggiunto per il lavoro che faremo a fine emergenza;
  • coltiviamo gli hobby per cui ci lamentiamo di non avere tempo e mettiamo ordine tra le incombenze che rimandiamo continuamente;
  • prendiamoci cura di chi è solo: aiutiamo i vicini, i nonni e i parenti lontani anche solo con una telefonata che faccia capire loro che non sono soli e che il calore umano non ha bisogno di vicinanza fisica per essere espresso.

Spiegarlo ai bambini

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Con le scuole chiuse in tutta Italia fino al prossimo mese, il tempo libero dei bambini e dei ragazzi si dilata incredibilmente, al netto delle lezioni che si riescono a recuperare online. Al contempo, nelle loro menti si forma un’idea spesso confusa ed alterata della situazione che si trovano a vivere loro malgrado. Cosa devono fare, dunque, i genitori per spiegare l’emergenza ai propri figli ed occupare il loro improvvisamente troppo tempo libero?

La dottoressa Antonella Costantino, direttrice dell'Unità Operativa di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza, consiglia di trasmettere fiducia, soprattutto ai bambini più piccoli. “Lo spunto migliore è quello di raccontare che è una situazione nuova, per la quale non abbiamo ancora soluzioni adatte, e che giustamente quindi ci preoccupa, perché potrebbe fare ammalare tante persone, troppe tutte in una volta. Non sappiamo ancora quali siano le medicine giuste, e quando avremo disponibile un vaccino efficace. Questo è un punto di partenza anche per spiegare ai più piccoli l'importanza delle regole di prevenzione, come lavarsi spesso le mani e utilizzare fazzoletti usa e getta. Tutte azioni che possiamo trasformare in gioco, in complicità con gli adulti, dando piccoli incarichi importanti ai bimbi e facendoli sentire coinvolti ma soprattutto che permettono di sentirsi un po’ meno impotenti, c’è qualcosa che possiamo fare che diminuisce il rischio, anche se non lo azzera”.

Tra i suggerimenti per la gestione della vita quotidiana senza i ritmi imposti dalla scuola, gli psicologi consigliano innanzitutto di cercare di mantenere abitudini ed orari propri del periodo scolastico. Evitare di interrompere la routine permetterà ai bambini di essere meno disorientati e di vivere più serenamente il rientro a scuola delle prossime settimane. Consigliati il movimento e l’attività fisica, anche all’aperto purché si rispettino le norme di prevenzione indicate dal Ministero.

Coinvolgere i bambini nella preparazione di pietanze sane, nelle pulizie domestiche e in altre attività che verranno proposte loro sotto forma di gioco, può aiutarli ad ingannare il tempo e al contempo a responsabilizzarli, apprendendo inoltre le norme di igiene che saranno utili anche dopo il coronavirus.

Gli psicologi consigliano inoltre di fare particolarmente attenzione al tempo che bambini e ragazzi trascorreranno inevitabilmente davanti alla televisione e a contatto con i social. Le informazioni, soprattutto quelle relative all’epidemia in corso, vanno accuratamente filtrate e spiegate nel modo più chiaro e rassicurante possibile.

Cosa pensi dell’emergenza e di come l’Italia la sta affrontando? A quali attività ti stai dedicando in questo periodo? Raccontaci la tua esperienza nei commenti, in questi momenti più che mai la tua esperienza può fare la differenza ed aiutare la Community.

Pubblicato in Lifestyle il 10 marzo 2020 alle 12:00

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